
Da che abbia memoria, ho sempre amato il cinema.
A cinque anni feci il lavaggio del cervello a mia madre costringendola a portarmi in sala per la versione in rotoscope de Il Signore degli Anelli diretta da Ralph Bakshi.
Risultato? Scappammo dopo venti minuti di proiezione ed ebbi gli incubi per settimane.
A dieci, undici anni al massimo mi infuriai perché, in un cinema alla periferia di Roma, non mi lasciarono entrare e vedere una riedizione di Arancia meccanica. Qualche settimana dopo me ne procurai illegalmente una copia in VHS, e fu così che Stanley Kubrick e il suo capolavoro indirizzarono la mia vita: il cinema, per quanto controverso possa essere, diventa arte soprattutto quanto racconta la condizione umana. In qualsiasi forma si presenti.
All’università, insieme ad altri tre cinefili militanti, fondai Offscreen.it. Il successo di quella fanzine mi portò a lavorare per circa quindici anni a Film.it, mentre nel 2006 sono approdato a Coming Soon TV. Da critico cinematografico “puro” mi sono trasformato in giornalista e autore televisivo. Nel 2011 mi sono trasferito a New York – il teatro e cuore pulsante di moltissimi dei miei film preferiti – dove ho cominciato a lavorare come freelance: Ciak, BestMovie, La Repubblica, Comingsoon.it, Cinefilos.it e altre testate. I momenti più emozionanti della mia carriera? Ne scelgo tre. Prima di tutto l’intervista del 2009 a Christiane Kubrick e Jan Harlan dentro la biblioteca personale di Stanley Kubrick, nella casa dove viveva a nord di Londra. In qualche modo, un cerchio che si è chiuso…Poi direi le interviste all’intero cast de Lo Hobbit sul set della Weta, in Nuova Zelanda. Infine le mie chiacchierate con alcuni dei registi che amo maggiormente, ovvero Michael Mann e Clint Eastwood.
E cosa riserva il futuro? Il mio obiettivo è poter tornare a parlare di grandi film – soprattutto quelli del passato – con persone altrettanto appassionate. Vi aspetto quindi a New York!

